31/12/25
Wish you were here, Pink Floyd, 12/09/1975
genere: rock progressivo, art rock, rock sperimentale
storia: Wish You Were Here, pubblicato nel 1975, nasce in un momento delicato per i Pink Floyd. Dopo l’enorme successo di The Dark Side of the Moon, la band si ritrova sotto pressione, disillusa dal successo e sempre più critica verso l’industria musicale. Questo stato d’animo permea tutto l’album, che riflette su temi come l’assenza, l’alienazione e la perdita di autenticità. Il cuore emotivo del disco è l’omaggio a Syd Barrett, fondatore del gruppo, allontanatosi a causa di gravi problemi mentali. La suite Shine On You Crazy Diamond è dedicata a lui e rappresenta il rimpianto per un amico e un talento perduto. Durante le registrazioni, Barrett si presentò in studio in condizioni tali che i membri della band faticarono a riconoscerlo, rendendo il tributo ancora più doloroso e reale. Accanto a questo lato intimo, l’album critica duramente il mondo della musica e del business, in brani come Welcome to the Machine e Have a Cigar, che descrivono un sistema freddo e disumanizzante. La title track Wish You Were Here sintetizza tutto: il desiderio di connessione, di verità e di qualcosa che ormai sembra irraggiungibile. Anche la celebre copertina, con due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno va a fuoco, simboleggia rapporti falsi e opportunismo. Con il tempo, Wish You Were Here è diventato uno degli album più amati della storia del rock, proprio per la sua capacità di unire critica sociale e profonda emotività.
considerazioni:
Già conoscevo l’album, principalmente per shine on you crazy diamond pts 1-5 e wish you were here. Le basi strumentali sono la cosa che ho apprezzato di più dell’album insieme al significato dei testi. Una canzone che sono contenta di aver scoperto con questo album e “Have a cigar”; l’assolo di chitarra altrettanto fantastico proprio come il significato della canzone. Credo sia molto attuale se ci si ferma riflettere; la musica continua ad essere un business e non più musica. Mi ha fatto piacere iniziare con questo album dato che i Pink Floyd sono la band preferita di papà.
Frasi preferite: “We’re just two lost souls swimming in a fishbowl year after year” (Wish you were here); “Oh by the way which one is Pink?” (Have a cigar)
Voto complessivo: 9-/10 l’unica pecca che forse non lo è più di tanto è che le canzoni siano poche ma penso che questa scelta sia coerente con i temi trattati all’interno
1/01/26
The queen is dead, The Smiths, 16/06/1986
genere: college rock, indie pop, post-punk, new wave
storia: Quando gli Smiths iniziano a lavorare a The Queen Is Dead, tra il 1985 e il 1986, sono nel loro momento di massima ispirazione ma anche già attraversati da tensioni interne e fragilità strutturali: è il terzo album in studio, nasce dopo il successo di Meat Is Murder e viene registrato soprattutto nel 1985, con Johnny Marr sempre più orientato verso un suono ricco, stratificato e ambizioso, quasi orchestrale, mentre Morrissey consolida il proprio controllo sul versante lirico e concettuale, rendendo i testi più netti, politici e personali allo stesso tempo; il rapporto difficile con la Rough Trade rallenta l’uscita del disco, contribuendo a un clima di frustrazione che finirà per riflettersi anche nel tono dell’album. Il titolo è volutamente provocatorio ma profondamente simbolico: non si tratta di un attacco diretto alla figura della regina, quanto piuttosto di una critica feroce all’Inghilterra thatcheriana, alle sue istituzioni, al classismo e a una cultura percepita come immobile ed escludente, in cui la monarchia diventa metafora di un sistema ormai svuotato, incapace di rappresentare i giovani, i marginali e chi non si riconosce nell’ordine dominante. Musicalmente, The Queen Is Dead è il disco più equilibrato e compiuto degli Smiths: le chitarre jangle di Marr si fanno più complesse e cinematografiche, la sezione ritmica acquista sicurezza e dinamismo, e l’album riesce a tenere insieme ironia corrosiva (Frankly, Mr. Shankly), romanticismo disperato (There Is a Light That Never Goes Out), rabbia politica (The Queen Is Dead) e introspezione dolorosa (I Know It’s Over), con un suono che appare leggero in superficie ma emotivamente densissimo. Qui Morrissey raggiunge probabilmente il suo apice come autore, intrecciando solitudine, desiderio e identità personale con l’alienazione della classe operaia, il rifiuto dell’autorità e delle convenzioni sociali, e un umorismo nero che convive costantemente con una vulnerabilità quasi imbarazzante, rendendo impossibile separare il piano politico da quello intimo. Anche la copertina contribuisce in modo decisivo all’immaginario dell’album: raffigura l’attore francese Alain Delon in un fermo immagine del film L’insoumis (1964), scelta tipica di Morrissey, che preferisce icone del cinema europeo malinconico e outsider a immagini promozionali della band, rafforzando l’idea di un romanticismo tragico, elegante e alienato. Pubblicato nel giugno 1986, il disco non viene subito accolto unanimemente come un capolavoro, ma cresce rapidamente di statura critica fino a essere riconosciuto come il miglior album degli Smiths e uno dei dischi fondamentali della musica britannica, diventando un vero manifesto generazionale che dimostra come il pop possa essere intellettuale senza essere elitario ed emotivo senza risultare patetico; paradossalmente, però, proprio questo apice creativo segna anche l’inizio della fine, perché dopo The Queen Is Dead le tensioni interne si intensificano e porteranno allo scioglimento della band di lì a poco.
considerazioni post-ascolto: conoscevo già l’album per alcune canzoni. Mi hanno stupito molto le tematiche di critica sociale/politica, per qualche strana ragione non me l’aspettavo da un gruppo come gli Smiths (mia ignoranza). Potrebbe sembrane strano ma le basi strumentali hanno avuto una sorta di effetto ninna-nanna, mi hanno rilassato ma allo stesso tempo mi hanno spronato a riflettere sul significato dei testi. È stato un bell’ascolto in fin dei conti, ottimo modo per iniziare l’anno. È sicuramente un album che mi fa pentire di non averlo ascoltato completamente in precedenza
frasi preferite: “ I know it's over and it never really began
But in my heart it was so real”,
If you're so funny
Then why are you on your own tonight?
And if you're so clever
Then why are you on your own tonight?
… If you're so very entertaining
Then why are you on your own tonight?
If you're so very good looking
Why do you sleep alone tonight?" ( I know, it’s over)
“How can they look into my eyes
And still they don't believe me?
How can they hear me say those words
Still they don't believe me?
And if they don't believe me now
Will they ever believe me?” (The Boy With the Thorn in His Side)
voto finale: 8,5