Impossibile restare indifferenti di fronte all'aura che trasmette questa donna attraverso la sua voce. Una serie di stupende ballate formano un opera sensuale e lirica, che ammalia ed emoziona.
Davvero poca roba, un po' rock un po' blues un po' pop con quel lirismo tragico tipico di Nick Cave che personalmente a me risulta indigesto. Non lo riascolterei.
Opera dal sound vaporoso, qualche guizzo interessante qua e là, ma nel complesso il disco scorre in modo piuttosto piatto. A parte l'ottima prova canora di Frank Ocean, c'è poco altro che mi abbia colpito. Sicuramente non il mio genere.
Un album che tiene buona compagnia, Van Morrison trasmette simpatia con questa sua voce stridula e incerta, in contrasto con arrangiamenti folk barocchi e deliziosamente jazz.
Svariate trovate brillanti è un Byrne sopra le righe (forse troppo) per un album intelligente, goliardico, energico.
Opera dal sound un po' dismesso, rappresenta comunque un perfetto esercizio di auto compiacimento brioso e divertente, attuato da un gruppo di talentuosi strumentisti. Decisamente un grande show.
Un serie di canzonette di rara inconsistenza che sembrano uscite direttamente dalla pubblicità di un detersivo. Arrangiamento trito e banale, voce monocorde che risulta seccante dopo mezz'ora di ascolto.
Una giostra di hit intramontabili, un po' inflazionato, più ballabile che ascoltabile.
Fripp senza dubbio uno dei chitarristi più ganzi della storia del rock. Per il resto un disco tronfio e noioso.
Vero e proprio precursore di certe sonorità crossover, un agglomerato di raffinato jazz-funk-rock dall'esecuzione ineccepibile, seppur caratterizzata da un virtuosismo autoreferenziale e un marcato edonismo, elementi che non ne pregiudicano tuttavia la coerenza. Un'album si lascia apprezzare, pur non incontrando il mio gusto personale.
Un’opera che ho trovato quasi tediosa nella sua ossessiva ripetitività e nella carenza di qualsivoglia evoluzione armonica; un esercizio puerile, caratterizzato da ritmi triviali orpellati da un collage di frammenti semantici sconnessi composti da frasi tipo I love Music, Life Is good, dance forever e altre stronzate con l'aggiunta di beat di una linearità sconcertante. Resta per me inspiegabile il culto che circonda questo disco.
Se penso ad Avanguardia penso ai Kraftwerk
Evidente l'involuzione stilistica per la formazione canadese, la quale indulge in un indie rock magniloquente e privo di mordente, carente di quella linfa creativa che, ai tempi di Funeral, ne aveva decretato il successo. Un'opera effimera, costellata di brani di scarso spessore dalle sonorità stucchevoli e didascaliche ornato da un'estetica ampollosa, priva di autentico pathos.